Come ormeggiare e ancorare la tua barca

Come ormeggiare e ancorare la tua barca

Una barca da 10 metri permette di coniugare l’amore per il mare e lo spirito di avventura: l’emozione di condurre un motoscafo performante si unisce al comfort e all’autonomia di uno yatch, dando la possibilità di esplorare nuove località anche per più notti.

Durante i suoi viaggi, l’armatore deve essere in grado di gestire da solo la cura e la manutenzione dell’imbarcazione; a questo proposito due sono gli aspetti cruciali: l’ormeggio e l’ancoraggio.

All’ingresso di un porto, cartelli e segnaletica danno tutte le informazioni utili per contattare gli addetti responsabili dell’area e la capitaneria, oppure indicano direttamente dove è possibile ormeggiare la barca.

Generalmente esistono tre tecniche di ormeggio:

  • all’inglese, ossia con l’imbarcazione parallela alla banchina;
  • alla francese, ossia con la poppa rivolta verso la banchina;
  • di prua, ossia con la prua rivolta verso la banchina.

La tecnica più efficace dipende dal tipo di imbarcazione, dalle condizioni del mare, dalla struttura dell’approdo e dall’organizzazione dello spazio a disposizione. Per esempio, in Italia si preferisce un ormeggio a pettine, vale a dire con le imbarcazioni parallele tra loro e perpendicolari alla banchina, per ottimizzare lo spazio, escludendo quindi la tecnica inglese.

La posizione e la lunghezza della cima devono essere calcolate affinché la tensione impedisca alla barca di urtare la banchina o le altre imbarcazioni. Per gli armatori non ancora esperti, i parabordi aiutano a evitare incidenti mentre si acquisisce maggior confidenza con la pratica.

Per quanto riguarda il nodo, dipende dalle caratteristiche del punto di ormeggio: quello su galloccia viene effettuato con un primo collo, un otto e poi un secondo collo per garantire sia una tenuta salda che uno scioglimento semplice; al contrario, se sono disponibili solo anelli, si preferisce il nodo parlato con due mezzi colli, che può essere rafforzato aggiungendo un collo completo.

Per l’armatore che vuole evitare porti affollati e città turistiche, passare una notte in mare è una prospettiva sicuramente affascinante.
Si tratta sicuramente di un’esperienza magica per ogni amante del mare, che offre il panorama mozzafiato del sole che sprofonda dietro l’orizzonte per cedere la volta celeste allo splendore della luna: cullati dolcemente dalle onde, ci si ricongiunge con la natura e si abbandonano tutte le preoccupazioni.

Per vivere questa magnifica esperienza è però importante avere dimestichezza con l’ancoraggio e individuare il luogo migliore dove gettare l’ancora, studiando la conformazione della costa, le previsioni meteo, le caratteristiche del fondale e i moti delle correnti marine prima di partire.

Per passare la notte, le rade sono i luoghi più indicati: queste zone di mare sono circondate da coste che limitano gli effetti del vento e delle correnti, offrendo all’armatore una maggiore sicurezza.

Indicativamente, l’ancora deve pesare almeno un chilo per ogni metro dell’imbarcazione, e la sua catena deve essere lunga almeno quanto la barca.
Le ancore considerate più affidabili sono i modelli CQR e Bruce, che garantiscono una buona tenuta su ogni fondale, nonostante risultino abbastanza pesanti; altre tipologie offrono una maggiore leggerezza, ma sono adatte solo in alcune situazioni di ancoraggio, perciò è bene studiare bene la morfologia della propria destinazione.

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